Con un prezioso spillato apparentemente risalente al 1989 o ai primissimi mesi del 1990, Ivan Ceruti cristallizza un'estetica e una poetica in una scrittura che, pur volendo essere teorica, rifugge dalla rigidità delle nomenclature e dalla deducibilità delle conseguenze dalle premesse. Paradosso di una voce situata che vuole dire la propria scomparsa, antesignano di un annullamento del soggetto a favore del Reale che rimanga però memore del movimento soggettivo di un togliersi che disvela, Ceruti è profondo, sorprendente, comprensibile e poi improvvisamente enigmatico, ma sempre stimolante e tale da lasciare perennemente il dubbio su come ciò che ha prodotto incorpori questi lacerti di estetica. Del raro testo non ci pare esistano copie nel sistema bibliotecario, per cui ne riproduciamo un'anastatica di alcune parti . Di Ceruti abbiamo ampiamente detto negli articoli su "Insula Fulcheria", sia in riferimento al gruppo con Cappelli, Guerini e Ogliari, sia in uno spazio...