Estetica e poetica di Ivan Ceruti: L'unità semplice della scrittura reale, stampa privata, 1989 o 1990
Paradosso di una voce situata che vuole dire la propria scomparsa, antesignano di un annullamento del soggetto a favore del Reale che rimanga però memore del movimento soggettivo di un togliersi che disvela, Ceruti è profondo, sorprendente, comprensibile e poi improvvisamente enigmatico, ma sempre stimolante e tale da lasciare perennemente il dubbio su come ciò che ha prodotto incorpori questi lacerti di estetica.
Del raro testo non ci pare esistano copie nel sistema bibliotecario, per cui ne riproduciamo un'anastatica di alcune parti.
Di Ceruti abbiamo ampiamente detto negli articoli su "Insula Fulcheria", sia in riferimento al gruppo con Cappelli, Guerini e Ogliari, sia in uno spazio dedicato, senza dimenticare la sua partecipazione a due tavole rotonde documentate dalla nostra serie (cfr. nostro precedente post)
Oltre al precedente lacerto, ci piace rimandare alle pagine finali del domino poetico giocato con Guerini e altri in un recente progetto a cura di Diego Cappelli Millosevich e ospitato sul sito di Gian Paolo Guerini, dal quale traiamo la tessera conclusiva a firma dello stesso Ceruti:
Non sappiamo se questa sia l'amarezza di chi ha combattuto a lungo per lasciare sullo sfondo la soggettività deformante del sentimento a favore della primazia della pura manifestazione della cosa, e si veda oggi piuttosto irrimediabilmente reificato in un sistema che ci fa cose fungibili: i consumatori finali, meri punti reattivi nella catena della distribuzione (ineguale) del valore.

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