Un inedito di Paolo Zignani, Ode a un compagno giustiziato dall'infinito



Di Paolo Zignani abbiamo parlato in altri due specifici post, uno sul suo pristino lavoro poetico degli anni Ottanta e un altro su un suo inedito del decennio successivo, oltre ad avere avuto il piacere di raccogliere tre suoi contributi poetici per La Parola Dispersa.

Oggi l'autore ci invia questo inedito, di data non definita, che ci è sembrato interessante come testimonianza di quella che chiameremmo una poesia di discorso, calda nel considerare i temi dell'umano, ma priva di buoni sentimenti come suo propellente, avendo invece pariteticamente la ragione e il corpo come origine. Una poesia oratoria, in certo senso, che lasciamo al lettore da vagliare.
[NOTA: il testo seguente è © Paolo Zignani].


Ode a un compagno giustiziato dall'infinito


Dove si sono spente le sue parole?
Qualcuno le ha riconosciute e salvate
dalla notte dei tempi?
parole astrali che risuonavano
come un dettato d’amore,
parole d’ombra astratta in cui ardevano
sublimi contraddizioni, deliri
di una psiche respinta dall’essere
che dopo il viaggio fra alberi e fiumi stravolti
si sono persi nel deserto che li ha imprigionati
Qui tra i suoi resti sparsi sulla sabbia
come tessere di un mosaico senza forma.
Qui ascolto l’armonia della sua biblioteca
e inquisisco il caos, perché risponda del delitto.
Chi l’ha lasciato solo quando il suo cuore ha sofferto?
Chi non ha amato il cuore del suo cuore ferito da antiche parole?
Chi non ha visto schiudersi nei suoi occhi
scintille allusive di verità orribili?
Perché la sua voce luminosa
non ha commosso la ragazza che amava?
Tu non sei di questa terra amico mio!
Tu parli parole d’altri pianeti
e d’altri mondi conosci il dolore.
L’antico fiume ha riconosciuto il tuo passo
e con te si è smarrito per sempre.
Ma ancora chiedo e richiedo alle gelide stelle:
Chi non ha risposto alle sue lettere?
Perché la sua rivoluzione non è mai scoppiata?
In te si è acceso, compagno d’anima,
il sogno che infuria ai limiti del cosmo,
dove rapido trascorre il dio della morte.



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