Stefana Asnicar, Sarà Solo Amore, Fantigrafica/ADAFA, Cremona 2015
Testo ampio, esito di una raccolta di componimenti per lo più tutti datati e contestuali, Sarà Solo Amore si raccoglie in sezioni tematiche frutto del depositarsi nel tempo di scritture poi riconosciute e organizzate dall'autrice nella loro affinità. Delle otto sezioni (La natura e le stagioni, p. 11; Gatti, p. 47; Dedicate a Regina, p. 63; Come preghiere, p. 71; A mia madre, p. 89; Lo scorrere del tempo, p. 127; Natale, p. 141; Humanitas, p. 159) fanno parte componimenti di lunghezza e scansione del verso molto diverse, caratterizzati però da un frequente versicolo estremo ridotto a una e, una o, un ma, un di etc. (cfr. per esempio pp. 150-153 per una decina di queste occorrenze).
Questa tecnica di isolamento rimanda in effetti a un ritmo di sospensione del pensiero o a un momento di forte attesa emotiva mentre un nuovo elemento si sospinge all'attenzione dell'autrice (e dopo di lei, naturalmente, di lettrici e lettori). Lo troviamo ricorrere anche nelle prime due sezioni, i cui stessi temi sono senz'altro non immediatamente intimistici.
Dunque, ci viene da pensare, una scrittura fortemente fratta, di grumi non concatenati di esperienza, vista, emozione, che non a caso si pone frequentemente il problema del senso del decorso del tempo, della storia riannodata a fatica della propria e dell'altrui vita - senza che però questi temi vengano indagati a partire da un repertorio ideologico di riferimento, nemmeno quello religioso che per quanto fortemente sentito non appare articolato in visione del mondo ma come rapporto personale di fede. A coronamento di questa natura segmentata della scrittura, anche la genesi del libro appare risultato di un assemblaggio (non innaturale, in ogni caso) di tanti testi nati in occasioni diverse, senza rapporto a monte con un'idea preesistente del libro che ora li ospita. Correttamente quindi la prefatrice R. Barbierato parla di una "silloge" che si "anima come un mosaico", ricapitolativa del "puzzle della vita" (p. 6).
Sorprendente in più punti proprio per questa procedura appositiva, il testo non sfugge a qualche scelta lessicale e semantica che rientra nell'orizzonte un po' logoro di elementi attesi (cfr. per esempio la ragnatela, la bolla di sapone e il cerchio di Realtà virtuale, p. 128; i sogni che svaniscono all'alba di E sei, p. 113 etc. - altre individuazioni le lasciamo a chi vorrà compulsare il volume). Tuttavia l'individualità di linguaggio non difetta all'autrice, soprattutto sulle materie di più diretta esperienza.
NON TI HO RICONOSCIUTA
Non ti ho riconosciuto
quando
le seccavi le labbra
e
in piena estate
le portavi il freddo
non
nel suo ultimo silenzio
nel suo ultimo saluto
al mio andarmene
e in quella pioggia leggera
più consapevole
di me
te l'ho lasciata
o morte.
Trigolo 1998
Questa è la seconda, più lunga e di poco posteriore (pp. 114-115):
SENZA SAPERE DOVE
Né quel tono arcinoto
né le parole
disattente
Né le telefonate
enigmatiche
né la disarmonia
d'una presenza vera
ora
non restava
che un cielo grigio
e ogni mese
che nasceva
con un abito triste
mai portato
e forte è il ricordo
di quel corpo
avvoltolato
nella lana
quei baci
tenerissimi
e
il ricordo
degli arcobaleni
dopo i temporali
inutili
e
quel vuoto
mai toccato
così appieno
e
quel respirare
e cercarla
insieme
senza sapere dove.
Trigolo, febbraio 1999
Rimandiamo chi possa volersi confrontare con questo libro pieno di elementi di interesse alla copia presente presso la Biblioteca Civica di Crema e chiudiamo con la riproduzione di uno dei disegni dall'artwork di Giusy Asnicar, in apertura dell'ultima sezione.


Commenti
Posta un commento