Stefana Asnicar, La faccia bianca della luna, Editrice Turris, Cremona 1993



Stefana Asnicar, a lungo insegnante presso la scuola primaria a Trigolo, è autrice di almeno due libri (o almeno tanti ne abbiamo rintracciati), sfuggiti anch'essi alle ricerche sulla poesia locale degli ultimi anni. 

La cosa si giustifica in parte considerando la proiezione prevalentemente cremonese del suo lavoro: infatti de La faccia bianca della luna, che si trova in ben 28 copie del sistema bibliotecario locale, nello spazio strettamente cremasco ci sono esemplari per lo più in collocazioni periferiche (Vaiano Cremasco, Montodine, Casale Cremasco, Pianengo; una copia anche a Offanengo), mentre molto coperta è l'area cremonese ivi compresi paesi lontani della diocesi come Agnadello. A Crema il lettore potrà invece trovare Sarà solo amore, ADAFA, Cremona 2015, che cercheremo di presentare in futuro.

Volume corposo (oltre 160 pagine), il testo è illustrato in copertina da Giusy Asnicar, nota in provincia come pittrice e parte attiva di ADAFA.

Caratterizzato da frequente inclinazione all'amarezza, tematizzante spesso l'incomunicabilità tra generazioni, il libro raccoglie poesie dal 1964 in avanti, per lo più prive di esplicita strutturazione ritmica, attente a bilanciare l'adesione a un'idea di dettato alto e la ricerca di puntuale comunicazione. Il risultato è di interesse nel campo di questa poesia che ci piace chiamare indie o lo-fi, come detto altrove; e godette anche della prestigiosa presentazione del prof. Vittorino Gazza, una delle figure centrali dell'umanesimo nella nostra provincia, come si vede dalla riproduzione di questo invito che abbiamo fortunosamente ritrovato e riprodotto (era conservato, spezzato, in una seconda copia non più nel catalogo attuale presso la biblioteca di Offanengo):


Riproduciamo di seguito due liriche di Asnicar. Ci hanno colpito l'uso del punto, la pericope inattesa "tra gli altri" al termine del primo testo e il suono tutt'altro che esornativo delle farfalle e dei perenni nel secondo, tanto facili a nominarsi quanto sfugge invece l'insieme olistico del tempo in cui si collocano.



DI SERA

Di sera
si prova
tra gli alberi alti
lungo una strada qualunque
paura del silenzio
       l'erba che ti bagna
       la luna che ti guarda
e ogni piccolo suono
cresce e ti spaventa
       hai bisogno di correre
       la luce è fioca
       tra gli altri.

             
PERDERE L'AUTUNNO

Perdere l'autunno
come si perde
       un treno
ritrovarlo
per caso
sul muro bianco
          graffiato
nel quadrilatero
di quattro vanesse
          al sole
nell'ultimo pasto dolce
del cespuglio di settembrini
viola
E senza il tempo
di cercarlo
perderlo di nuovo
come la partenza
          delle rondini
che
c'erano ieri.

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