R. Paletta, L'ala del pensiero: cronache dalla presentazione, Biblioteca Civica di Crema, 08.07.2026
Rosina Paletta (qui in primo piano), con Alberto Casiraghy e Simone Bandirali (oltre a chi scrive, a vostro vantaggio e saggiamente assente dall'immagine) ascoltavano il valente trio musicale eseguire Bach, Vivaldi e Boccherini nel quadro di una presentazione tutt'altro che ordinaria, e capace di riservare, come vedremo, almeno una sorpresa di rilievo,
Il pubblico (una quarantina di astanti) ha sfidato un pomeriggio di 38° per un'ora abbondante di parole della e attorno alla poesia, e non strettamente di passivo ascolto di una scelta recitativa unilaterale dell'autrice. Otto in tutto i brani letti, ora dall'autrice ora anche da chi vi scrive, a motivare il tragitto di un'autrice che è anche prosatrice e saggista, e che ha affrontato di getto, di fronte a tante persone anche a lei direttamente note, il tema del taglio autobiografico e/o narrativo del suo libro, dimostrandosi capace di trasformare la necessità di scrittura (che, dovendo essere sempre obbedita, è una debolezza) in una forza trasformatrice che aiuta ad abitare quei due lati, infero e superno, germinale e gelido, che riconosce in sé stessa, come novella Persefone. Da questa lirica infatti ha voluto cominciare:
Freddo
Persefone lascia Demetra
nel freddo passaggio di un’occasione,
che strappa via un’altra occasione,
portata via senza ritorno.
Non resta,
svanisce come il fulmine,
che illumina appena
prima di essere dimenticato.
Granello di sabbia nel deserto,
ti perdi nell’infinito
delle cose dimenticate,
dove ogni istante
si dissolve nel nulla
Nel dibattito chi scrive ha proposto, tra tre letture suggerite, per prima la seguente Parole, che ritiene cardinale della scelta poetologica di Paletta:
- richiamandosi così al tema della nullità della poesia e della bellezza, e della fragilità dei suoi costrutti con i quali Paletta organizza la propria ricostruzione spirituale (parola che osiamo, riprendendola dalla stessa autrice).
Casiraghy ha commentato prevalentemente la circostanza concreta dell'essere presenti attorno alla poesia, e quindi della poesia come processo sociale e civile infinito più che come prodotto, e Bandirali ha toccato il tema della pluralità di scrittura di Paletta, oltre che dalla sua tendenza alla pseudonimia.
Infatti, e qui la sorpresa, la serata è stata anche occasione per presentare un pulcinoelefante di Rose Paletta dal titolo Perché, realizzato per l'occasione da Casiraghy nella mai scontata sontuosità dei caratteri mobili e della carta a mano, del quale diamo uno scorcio della copertina:
e soprattutto riportiamo il testo poetico che vi è raccolto:
Ciò che resta
quando tutto tace
è spesso l'unica voce
che conta
- con tre caveat:
- originariamente il testo non è poetico, ma è la conclusione in prosa della Introduzione a firma dell'autrice a L'ala del pensiero (p. 10);
- la scansione in versi non è attribuibile (è di Casiraghy? è della stessa Paletta? e la Rose Paletta che campeggia sul frontespizio è la stessa Rosina Paletta di cui commentiamo il libro L'ala del pensiero?);
- il titolo è la clausola iniziale del testo in prosa, mutilato ad arte per riassemblarsi in un decasillabo e un endecasillabo distribuiti su quattro versi.
Nella fase finale interessante dialogo con Alberto Mori, tra il pubblico, sulla centralità e funzione dell'io nella poesia di Paletta anche come selettore del registro linguistico, spunto interpretativo sul quale del resto convergiamo anche noi come da post precedente. Cosicché forse Rose Paletta è l'antonimo di Rosina Paletta, un suo altro opposto strato che ricuce in poesia quello che per l'altra poetessa era prosa.


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