Il tempo e il giardino, testi di M. Gatti Galasi, G. Ferrari e A. Mori, fotografie di vari, prima e quarta di copertina e progetto grafico di M. Tomella, sotto gli auspici di Comune e Commissione Biblioteca di Cremosano, 1997
Opera commemorativa nel ventennio della scomparsa di un noto e significativo personaggio della vita sociale e culturale di Cremosano, il maestro e sindaco Malachia Cella, Il tempo e il giardino è un libriccino di formato inconsueto (15x15, proprio piuttosto di piccoli album iconografici), uscito nel 1997 sotto gli auspici del Comune di Cremosano e della sua Commissione Biblioteca.
Si articola in una introduzione di Marmilia Gatti Galasi, una narrazione di Gianpaolo Ferrari, un poemetto di Alberto Mori (come tale disponibile anche nel suo sito, decontestualizzato dal volume), e fotografie di diversi autori (cfr. il colophon a p. 3 qui di seguito).
Il solo dorso attribuisce la paternità autoriale a Gatti Galasi, Ferrari e Mori.
Il progetto grafico e le fotografie di prima e quarta di copertina sono a cura di Mina Tomella (cfr. si seguito).
Tuttavia la descrizione del volume sarebbe incompleta se non menzionassimo la riproduzione di una Natura morta di Malachia Cella, egli stesso valente disegnatore e pittore, qui ridotta al bianco e nero che unifica la scelta grafica complessiva del lavoro (cfr. p. 8 e qui di seguito).
L’interesse di questo testo si trova, secondo noi, in alcuni aspetti che sono anche le ragioni di un suo sostanziale squilibrio.
Ci possiamo chiedere quale fosse la relazione intrinseca tra una parte del gruppo autoriale di Correnti e di Ferrari con un contesto del tutto locale, lontano dalle dimensioni avanguardistiche del linguaggio e dalle contestualità culturali in gioco nella scena poetica cremasca del tempo (ricordiamo en passant, tuttavia, che la tematica della natura e del cambiamento inizia a rivestire un significativo ruolo protagonistico a partire dal n. 3 di Correnti).
La dinamica della committenza pubblica e la presenza di G. Ferrari, uomo di scuola come M. Gatti Galasi, apprezzata preside, sembrano indicare una mediazione derivata da una proposta di collaborazione, per cui Mori e Tomella, auspice Ferrari, ricombinano nel prodotto del libro il tema proposto, prefato da Gatti Galasi per la parte del ricordo di Cella, da Ferrari per una narrazione che qui mettiamo a disposizione.
La scrittura di Mori nel poemetto si muove al di fuori, pertanto, di una strutturata strategia personale di ricerca espressiva, piuttosto orientandosi al servizio di un progetto collettivo, trovando una mediazione tra le evocazioni di Ferrari (che ci permettiamo di considerare qui, come che sia e indipendentemente dal valore indubbio di molte altre sue cose, di limitato appeal) e le sequenze di immagini dei contributori di fotografie. Tomella prova a dare ritmo alternando la centralità del vuoto sulla pagina alla pienezza della gamma di sfumature del bianco e nero, non aiutata dalla particolarità del formato e dalla carta non lucida che spegne parecchi dettagli (vedi sotto due esempi).
Al netto di queste nostre riserve sul risultato, come sempre a riflesso del personale per quanto non immotivato gusto che è signore dell’interpretazione delle opere, troviamo di interesse il rischioso impegno di Ferrari, Mori e Tomella in un’opera che ha alcuni vincoli a monte per la committenza e per la destinazione, e anche di più significativi per la materialità del supporto. La poesia non è soltanto il cesello autoriale sorvegliato e rigoroso, ma anche l’accettazione di altri registri in altri contesti, dove la qualità esecutiva obbedisce a standard diversi; e la moralità di questo compromesso sta nel valore non commerciale del lavoro, e quindi nella libertà anche di questa operina dal middlebrow commerciale.
Concludiamo informando che sulla figura di Malachia Cella la Gatti Galasi pubblicò successivamente un volume di ricordi, Malachia Cella Maestro (stampa privata, 2011), disponibile presso le Biblioteche comunali di Crema e Pandino, del quale possiamo dare qui l'indice.






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