Fuori sacco: i Marillion in Forgotten Sons, un caso eccezionale di equilibrio tra musica, politica e recitazione


Qui siamo davvero "fuori sacco", perché l'unica attinenza diretta tra questo blog e il tema di questo post è che di entrambi si occupa chi scrive (autore, dunque, bilaterale).

Con gli auspici dell'amica Donata Ricci (il cui spazio podcast Motel Life è tanto vario quanto culturalmente rilevante) abbiamo affrontato un famoso brano dei Marillion, il celebre gruppo scozzese, che si occupava (in forma trasversale e complessa) dei Troubles (i.e. guerra civile) in Irlanda del Nord.

Lo spunto è una eccezionale esecuzione dal vivo di Forgotten Sons. Il nostro lungo articolo (qui sul sito della rivista Late for the sky, qui invece in forma cartacea reader-friendly) può avere un interesse storico, ma soprattutto, riteniamo, riferito alla filosofia dell'esecuzione. Quanto cioè rispetto a un testo consegnato (nel caso, un'incisione ufficiale su CD; in una poesia, un testo scritto) la parte di acting, il setting, la relazione con il pubblico siano tutti elementi non più paratestuali, ma intrinsecamente testuali e accentuino la dimensione comunicativa in maniera spesso decisiva. Trovando, in circostanze come quella sulla quale ci piacerebbe intrattenervi, un equilibrio popular ben più profondo della perfezione costruttiva del pop (del quale pure i Marillion furono maestri).

Buona visione e ascolto e, se vi piace, buona lettura.

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