Nuncius Sidereus; Carlo Alberto Sacchi a Carlo Fayer, 1985
Non troverete facilmente su "Crema Produce" (n. 4, sett./dic. 1985) questo testo. Più facilmente lo troverete su Orme.
Comincia così:
Pensa che bello, Carlo:
tu ed io
danzanti marionette
bastarde e senza fili
che usciamo finalmente da ogni Credo
ed andiamo a noverar le stelle
- come amo le immagini dantesche, sempre fiorite
lustranti et belle! -
e, seri seri, sgozziamo Pelizza Stalin Dzugasvilij,
figlio, forse di Giuseppe, falegname da Volpedo.
L'illuminista pentito Carlo Alberto Sacchi ha prodotto con questa canzone odeporica il poemetto più affascinante della poesia cremasca recente, pieno del senso tanto orgoglioso quanto rassegnato della libertà, così preziosa e insieme così inutile, senza la quale la vita ha poco senso (per gli interessati, le stelle lustranti sembrano rimandare a Serafino Aquilano).
Più facilmente ancora, cercate il testo di Sacchi su Favole & altre favole, Selecta, Pavia, 2002, pp. 143 ss., dove si legge integralmente, e se volete farvi del male cercate il nostro profilo sul Sacchi poeta in Insula Fulcheria, pp. 129-133.
L'immagine in copertina del volume è di Chiara Bolzoni.

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