I numeri ignoti di "Correnti": n. 13, novembre-dicembre 2000 (e la concretizzazione di Meridiana)
Il numero 13 di "Correnti", penultimo della rivista, non era particolarmente ricco di elementi informativi: oltre al fondo qui riprodotto, le pp. 2-3 contenevano una selezione di poesie di autori locali e non e la quarta e ultima la riproduzione di un'immagine, che riproponiamo qui (non siamo riusciti a identificarne l'autore).
Rispetto all'esecuzione del progetto di Meridiana, già visto nel post precedente di questa serie, sembra accentuarsi l'articolazione intellettuale e programmatica [Meridiana si può leggere integralmente nel formato solo testo in pdf qui; vedremo di seguito le limitazioni del formato].
Tuttavia nella realizzazione effettiva del volume, che verrà a concretizzarsi soltanto nel 2002, non si troveranno le sezioni qui delineate. L'opera si svilupperà invece in una introduzione e tre sezioni, in ciascuna delle quali il concept presenta il rovescio del tempo nel manifestarsi nell'oggettività fisica ed esteriorizzata del decorso che coinvolge il nostro corpo (tempo fuori), nello sguardo teorico e finzionale del saggista e del narratore che fa del tempo un concetto manipolabile (tempo tempo) e infine nel decorso del tentativo poetico di riconquistarne un senso né oggettivante né oggettivizzato (tempo dentro).
La resa grafico-simbolica di tali relazioni, che abbiamo già presentato sommariamente, merita un commento.
La barra che divide un termine dall'altro rimanda chiaramente all'idea lacaniana della separazione radicale tra significante e significato, ma contrariamente a quanto potremmo aspettarci il tempo non è il significato che sfugge sotto la barra, ma la dinamica dei significanti che invece vanamente scorrono sopra il significato (presunto) inattingibile (il fuori, il tempo stesso, il dentro). La resa grafica di questi ultimi, capovolti a specchio in un ribaltamento orizzontale, lascia trasparire l'idea dello sfuggire del significato alla trama della parola, ma anche del suo rivelarsi quanto the white knight is talking backwards (per dirla con una celebre canzone psichedelica di alto lignaggio). Per speculum vediamo così riflessa e riconfigurata un'immagine di senso che riecheggia, imprevedibile, sia nella parola sia nel suo significante. La barra, ineluttabilmente, allude alla linea proiettiva del tempo stesso (l'ombra dello gnomone sul quadrante), che funge da fattore di unione e di scissione, oltre ogni concettualizzabilità strettamente teorica e ogni simbolismo autosufficiente.
Comparivano in Meridiana, non a caso, illustrazioni importanti di Giangi Pezzotti, Paola Leone Morettini, Giacomo Ghezzi, esse stesse apporti autonomi e paritetici al trattamento del tema, e tutt'altro che immagini di servizio al testo.
Seguono qui nell'ordine:
GIANGI PEZZOTTI
PAOLA LEONE MORETTINI
GIACOMO GHEZZI
Il testo presenterà i problemi teorici nei due saggi rispettivamente di apertura (Franco Gallo, relativamente ai §§1-4; la parte seguente passa in rassegna i diversi contributi raccolti poi nei volume) e centrale (Piero Carelli); raccoglierà due testi in prosa fictional (Diego Millosevich Cappelli e Rita Remagnino) e svariati testi poetici.
Questi ultimi sono distribuiti nella prima e nella terza sezione. La seconda accoglie le tre prose di Carelli, Millosevich Cappelli e Remagnino. Segue l'anastatica dell'elenco degli autori dell'opera forse più ambiziosamente interdisciplinare del Circolo Poetico, atteso che Rane un dito nell'acqua e L'uomo il pesce l'elefante sono ancora concept, ma nello stretto senso della poesia.
Qui, come si vede, gli autori delle illustrazioni rientrano a pieno titolo tra i contributori al progetto sullo stesso piano dei poeti. In Rane il segno di Leone Morettini avrà una parte essenziale, mentre la dimensione teorica e critica della filosofia (Gallo e Carelli) non sarà più elemento esplicito del risultato finale.
Ricordiamo infine che quando Meridiana uscirà, la rivista avrà già terminato le pubblicazioni e i nn. 1-9 saranno passati sul web. Del ruolo centrale di Remagnino nei tre concept di "Correnti" abbiamo detto altrove, pp. 143-144.







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