Fuori sacco: Atlante dell'ordinario, un "quaderno di antropoesia" - progetto di Rita Remagnino, illustrato da Giangi Pezzotti
Tipico della scrittura e dell'approccio differente, meglio ancora che alternativo, come piace a Remagnino descrivere il proprio lavoro, questo Atlante dell'ordinario - parole e immagini per una nuova fondazione è uno degli elementi cruciali della stagione 2025-2026 degli "aperitivi antropologici" organizzati dalla stessa Remagnino presso la Casa del Pellegrino di Santa Maria della Croce, Crema.
- la tua immaginazione continua a confrontarsi con il cielo stellato?
- tu, come ti vedi: una fonte luminosa di energia, o un puntino insignificante privato di un ruolo centrale nel disegno universale?
- quale paesaggio ti si addice: la caverna interiore - in cui ti rintani nei momenti di crisi per riordinar le idee - o il colpo d'ala - fugace e liberatorio istante di prospettiva aerea in cui ti sbarazzi del peso dei particolari?
- nel tuo quotidiano, ci sono "zone del silenzio"? sapresti mapparle, assegnando a ciascuna di esse un colore e una forma?
- [...] come immagini il momento cruciale? Molto presto si aprirà [...] un'immensa e profonda voragine; a tua immaginazione, chi o cosa prevede che ne uscirà?
- [...] da dove riprenderemo il filo del discorso? quali forme verranno ascoltate per prime? Tu, ne hai idea?
- Tu, come ti poni davanti all'ignoto? Attraverso quali "possibilità" intendi esplorarlo: un verso, un aforisma, un pensiero, un disegno, un'immagine fotografica? Hai voglia di guardare il mondo con occhi diversi? Le pagine bianche ti aspettano.
L'aspetto intrigante del quaderno consiste nella giustapposizione di pagine bianche alle domande di cui sopra: inviti al lettore per provare a rispondere mediante un'azione scritto-grafica alla sollecitazione ricevuta, da prendersi quasi come traccia o spunto per una variazione non tanto delle premesse intellettuali (che evidentemente si accettano o si rifiutano), bensì del suggerimento a un widening the area of consciousness attraverso l'apprezzamento di potenzialità riflessive ed espressive per lo più neglette.
Ricco dei temi della postverità, della crisi epocale indotta dalla tecnologia e della sua implementazione antiegualitaria e massificatrice, il lavoro di Remagnino e Pezzotti è apprezzabile per tutti laddove riporta l'idea della pratiche artistiche da lavoro nel sistema socioculturale a atto riflessivo, di esplorazione autoantropologica.
Così, soggiunge Remagnino, l'azione espressiva e creativa diventerà pratica di rivelazione. Sulla nostra copia, dato che questo grand jeu ci intrigava, abbiamo sentito il bisogno di articolare le prime quattro domande in una sola immagine, le ultime tre in un solo testo, come segue:
| IMMAGINE della proposizione 6 del Tractatus logico-philosophicus |
... la sola possibilità di descrivere i limiti del linguaggio è dal di fuori del linguaggio; può essere messa in atto e compresa, ma non agita (cioè socializzata attraverso il tempo); quando è agita, generando nuovo linguaggio, può solo essere negata; la fine del linguaggio è certa, la ricchezza del non linguistico nel tempo frammezzo della lingua è più grande della lingua e insieme fatua, ostensiva captazione nella quale possiamo o non possiamo decidere di stare; nostra la scelta, nostra comunque la vita addossataci; troppo multiforme e vario l'ignoto che continuamente avviene perché non sia insignificante e omogeneo in quanto incomprensibile; certo, profondo, ineludibile lo stillare del tempo in noi fino al suo rapprendersi, au fond de l'inconnu pour trouver du nouveau ...
- il che come ovvio impegna solo noi 😌Atlante dell'ordinario è disponibile presso l'autrice per gli interessati.

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