Giuseppina Mancastroppa, Dall'anima..., II edizione, 2019




Già autrice di una silloge in dialetto, Vaià: 'n da i me ricordi, depositata anche nel locale sistema bibliotecario, Giuseppina Mancastroppa (Ricengo, 1929) ha pubblicato nel 2019 un volume di poesie in italiano, Dall'anima..., che siamo riusciti a procurarci. Abbiamo poi constatato che risulta registrato anch'esso nelle biblioteche locali, ma come risalente al 2017.

Si tratta infatti lì della prima edizione del volume, del quale infatti una seconda versione (quella da noi reperita) è uscita nel 2019, come del resto anche da un post di una nota libreria locale. Dalle ricerche in rete emerge, in ogni caso, un rilevante sforzo di comunicazione attorno a questo volume all'epoca della sua prima uscita, facilitato anche dalla sua collegabilità all'opera pittorica del fratello.

La copertina è costituita infatti dalla riproduzione di un quadro di Abele Mancastroppa (1942, in arte Mable), personaggio ben noto nei circuiti locali anche per la sua collaborazione con L. Perolini a un ciclo pittorico sui pontefici del nostro tempo, oltre che per la sua propensione alla paesaggistica. Di Mable / Abele Mancastroppa sono conservate anche opere al Museo Civico di Crema e del Cremasco.

Attiva fin dai tardi anni Cinquanta, per quanto non compresa nella raccolta (ampiamente già trattata, cfr. pp. 104-111) di orme, Giuseppina Mancastroppa condivide con la "linea delle poetesse" i temi caratteristici del rapporto  strettissimo con la famiglia, della rimeditazione personale di un'esperienza religiosa caratterizzata da una visibile vocazione oblatoria, della necessità della memoria e del tramandamento come compito tanto specificamente femminile quanto proprio di una riflessione che qui vuole fare tutt'uno con la poesia.

Dall'anima... raccoglie oltre 100 pezzi, tutti datati, con anni in epigrafe tra il 1958 e il 2019: poesia quindi d'occasione, come testimoniano le numerose dediche a famigliari (nella sezione finale), a luoghi e personaggi. Il messaggio insiste sulla centralità della fede, vissuta veridicamente nel rapporto con il prossimo e messa alla prova da un mondo nel quale il bisogno d'Infinito della scrittrice sembra sempre più impossibile da appagare (cfr. p. 31).

Il lavoro sul sistema formale sicuramente non è prioritario, probabilmente anche per l'idea della centralità di una comunicazione nitida, del tutto disambiguata, del sentimento e del valore. Del resto l'ampia e convergente raccolta di citazioni delle alette anteriore (a sx) e posteriore (a dx) non lascia dubbi in materia, come si vede qui di seguito.


Lasciando al lettore interessato la compulsazione completa del testo, ne riportiamo (fedeli alle misure di questi interventi) un solo passaggio poetico (cfr. p. 82 per questo testo del 1998):


LA MIA TERRA DI MISSIONE

La mia terra di missione
è qui, dove io vivo.
Tra le pareti della mia casa,
con la mia gente,
le cose di sempre,
le stesse mansioni
ripetute quotidianamente.
Poi c'è l'imprevisto:
squilla il telefono...
arriva la posta...
qualcuno suona alla porta.
La mia piccola reggia
con i diversi ruoli:
un po' regina,
un po' ancella.
un po' amica,
un po' sorella
ma sempre per tutti
un poco mamma
senza maternità.
Dentro, un cuore gitano
che vorrebbe girovagare
sino ai confini del mondo,
ma è qui
la mia terra di missione:
il suolo che fedele amo
più del lontano continente
su cui ambirei approdare!

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